Come la stragrande maggioranza degli Italiani anche io e A. siamo approdati su una spiaggia, e io sto cercando di combinare il desiderio di portare il pesciolino a fare il bagno con quello di ultimare finalmente il nuovo sito e partire con tutta una serie di nuove attivita’.
Comunque non e’ di questo che voglio parlare, ma dell’esperienza di usare il metodo One Parent One Language (OPOL) al di fuori del proprio habitat.
Premetto che le nostre vacanze al mare non sono affatto chic, noi torniamo alle origini (cioe’ alla zona d’origine di mio padre) in uno dei posti piu’ belli e meno turistici d’Italia, e non vi dico dov’e’ perche’ non ho nessun interesse a trasformare le mie spiagge in una Rimini… Basti sapere che qui i bagnanti sono soprattutto locali, un po’ di persone originarie del posto ma attualmente locate altrove, qualche affecionado e tre famiglie di tedeschi.
Fin da subito parlare in Inglese a mio figlio sulla spiaggia mi e’ parsa una cosa alquanto eccentrica, il fatto in se’ non mi ha stupita (ovviamente) ma mi ha stupita che la cosa mi mettesse un po’ a disagio. Ormai pensavo di essere completamente abituata a parlargli in Inglese anche se tutti intorno a noi parlano Italiano, traducendo ove necessario, eppure mi sono resa conto che la mia abitudine era fortemente legata al contesto. In fin dei conti la vita di una mamma non e’ poi cosi’ varia, vedi piu’ o meno sempre le stesse persone, vai allo stesso parco giochi, etc. etc. Molte persone le conosci e ti conoscono anche se non ci parli, e comunque sai sempre cosa aspettarti, che tipo di persone, quante ce ne saranno, se l’ambiente ti risultera’ ostile o favorevole.
Cambia il contesto, e all’improvviso non sei piu’ preparata. Non sai se la gente pensa che sei pazza o fortunata, se ti guardano o no, etc. Quindi all’inizio ho dovuto studiare l’ambiente e capire come io e il mio bambino bilingue dovevamo muoverci in quel contesto e come saremmo stati accolti. Il fatto di conoscere questo posto da sempre non mi ha aiutata piu’ di tanto, perche’ diverse erano le persone con cui interagivo e il modo di interagire. Da sola o con un bambino piccolo facevo cose diverse, addirittura andavo su una spiaggia diversa… Tutto questo ovviamente l’ho capito solo dopo, riflettendoci, sul momento ho avvertito solo una sensazione di disagio che non mi aspettavo.
Poi e’ passata a trovarmi un’amica che era in vacanza nella zona con i suoi due bambini, V. e i suoi bimbi vivono a Berlino (ah, Berlino!) e i piccoli parlano italiano e tedesco, ma non inglese. Io ho commesso un errore, sapendo che V. parla benissimo l’inglese e che i suoi bimbi sono bilingui, non mi veniva l’automatismo di tradurre tutto cio’ che dicevo in italiano, il che ovviamente e’ una sciocchezza, perche’ i piccoli sono bilingui si’, ma non in Inglese. Un po’ per questo, un po’ in base alla sua esperienza berlinese, V. ha osservato che secondo lei parlando ai bambini in pubblico una lingua diversa da quella del contesto li si isola dagli altri.
Hmm, il mio OPOL ha cominciato a vacillare. V. non ha tutti i torti, sappiamo tutti quanto sia difficile parlare una lingua minoritaria in pubblico, non avevo riflettuto molto pero’ sul fatto che fosse difficile non solo per me ma anche per il mio bambino… Pero’ io nelle mie circostanze non ho molta scelta, o applico OPOL o addio bilinguismo, e io so che il bilinguismo e’ importante per il mio bambino (per tutta una serie di considerazioni molto personali).
Quindi non ho mollato, ma mi sono fatta piu’ attenta. Ho avuto particolare cura a tradurre tutto e includere gli altri nelle nostre conversazioni. Premetto che A. e’ un bambino che attira l’attenzione per via dei suoi tratti somatici e molto socievole, quindi il rischio che venga isolato e’ veramente minimo (almeno per ora, incrociamo le dita per il futuro).
Morale? Mi sono accorta che i bambini con cui A. gioca sulla spiaggia e gli adulti con cui interagiamo piu’ spesso cominciavano a dire Bye Bye. Un dilagare di bye bye! E qualcuno si avventurava anche a dire One, Two, Three! Con grande divertimento sia dei bambini che dei genitori!
In breve, anche sulla spiaggia abbiamo finalmente creato il nostro habitat. Gli altri sanno che A. e’ bilingue e non se ne stupiscono piu’. Forse qualcuno trovera’ l’idea bizzarra, ma la cosa non mi interessa, ma tanti adulti e bambini giocano con l’idea di usare alcune parole in Inglese e certo A. non e’ isolato.
Per concludere, vedendo come questi bambini cominciavano spontaneamente ad usare parole in Inglese a me e’ venuta un’idea e cosi’ da lunedi’ sulla nostra spiaggia ci sono playgroups in Inglese per bambini: English On The Beach. Ma questa e’ un’altra storia e ve la raccontero’ a parte, per ora vi basti sapere che ci stiamo divertendo un mondo!
Foto di Wickedchimp

